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Le etichette del secondo tipo: le affermazioni del produttore

 

Ecco le etichette del secondo tipo, molto più diffuse di quanto si possa pensare.


Le etichette del secondo tipo sono delle autodichiarazioni del produttore per le quali non c’è una verifica certificata di una terza parte. La norma di riferimento per questo tipo di etichetta è principalmente la UNI EN ISO 14021 e la ISO 7000 per i simboli da utilizzare. accanto alle dichiarazioni. 

Anche se si tratta di un’autodichiarazione fatta dal produttore non vuol dire che sia meno attendibile delle altre, a patto che segua i requisiti posti dalla norma e che non ricada nella pratica del greenwashing.

Le informazioni fornite dall’etichetta devono essere:

  • veritiere e accurate;
  • non generiche;
  • chiare e non equivoche;
  • affidabili, ad esempio dando prove o possibilità di confermare i dati;
  • aggiornate.

Il responsabile delle informazioni dichiarate è il produttore che dovrebbe procedere a fare le verifiche sulle asserzioni, scegliendo metodi affidabili. Tutte le indicazioni sulla procedura, il metodo e i criteri scelti per comprovare le asserzioni ambientali, devono essere disponibili alle parti interessate, inclusi ovviamente i consumatori, nel rispetto del principio di trasparenza.

Quali etichette rientrano in questa tipologia?

In questo caso, a differenza delle etichette del primo tipo, non abbiamo dei veri e propri marchi, perché le asserzioni ambientali possono essere diverse. Possiamo però trovare dei simboli comuni utilizzati, che accompagnano le affermazioni ambientali dei produttori.

Eccone alcuni. 

Ciclo di Mobius

È il simbolo usato per indicare la riciclabilità. 

Nel caso si indichi il contenuto riciclato dovrà essere aggiunta la percentuale di materiale riciclato.


 

Il triangolo di frecce.

Si trova sulle confezioni di plastica e significa che l’imballaggio è riciclabile, oppure che parte del materiale è riciclato.

I numeri che si possono trovare al suo interno, da 1 a 6, indicano il tipo di plastica utilizzata secondo un codice prestabilito. La presenza del numero 7 indica che il materiale non è riciclabile. 


L’esagono.

Questo simbolo indica il materiale di cui sono composti i contenitori per i liquidi. Si aggiunge una sigla: PET, PE, PP, PS e PVC che indicano vari tipi di plastica e vanno gettati nel relativo contenitore.

PI si riferisce agli accoppiamenti di materiali di diverso tipo non separabili. AL è il simbolo dell’alluminio, ACC è usato per l’acciaio, VE indica il vetro. CA è il simbolo del cartone accoppiato ad altri materiali e va gettato con la carta.


 Il logo Raee.

Questo simbolo indica i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’articolo non deve essere gettato tra i rifiuti generici, ma raccolto nei contenitori appositi, perché i rifiuti elettronici contengono sostanze tossiche per l'ambiente e non sono biodegradabili.




Il punto verde detto anche Der Grune Punk.

Il logo indica che l’azienda aderisce a un sistema di raccolta rifiuti o che paga una tassa anticipata per lo smaltimento. Molto diffuso nel Nord Europa e lo troviamo in Italia sui prodotti importati.

Attenzione, perché il simbolo non fornisce informazioni sulla riciclabilità del prodotto o sulla presenza di materiale riciclabile.


Non disperdere nell’ambiente

L’omino che getta il rifiuto dentro il cestino ricorda che non deve essere abbandonato, ma non fornisce altre informazioni, ad esempio circa la riciclabilità.


I simboli del biodegradabile

Questi simboli indicano che il materiale è biodegradabile.

Biodegradabile vuol dire che la sua decomposizione dai batteri in composti chimici avviene entro 6 mesi.

Attenzione, perché biodegradabile e compostabile non sono sinonimi. Un prodotto biodegradabile può essere anche compostabile, ma non viceversa.

La differenza sta nel tempo.

 

 

I simboli del compostabile

Questi simboli indicano che il materiale è compostabile, ossia che viene scomposto dai batteri in meno di 3 mesi.

La norma EN 13432 indica quali sono le caratteristiche che un materiale deve possedere per potersi definire biodegradabile o compostabile. Il termine "compostabile" fa riferimento a norme legate alla non tossicità del materiale decomposto se disperso in natura.

Attenzione, perché compostabile e biodegradabile non sono sinonimi.


Ecco dunque che questi simboli che spesso troviamo nei prodotti, non indicano necessariamente che il prodotto è totalmente sostenibile, ma possono fornire diversi tipi di informazioni ambientali, sulle caratteristiche, sulla modalità di smaltimento. 

È importante non confondersi e non interpretare male questi simboli, ma contestualizzarli per le informazioni che contengono.







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